E’ difficile parlare di una persona grande e riuscire ad esprimere la sua grandezza a parole. Se penso a Jerry, mi saltano in testa mille immagini, piccoli ricordi di momenti importanti, in cui si era assieme e si stava bene, ci si sentiva protetti, ascoltati, si rideva una cifra e si facevano discorsi spesso seri e profondi. Questo era Jerry, un ragazzo dolcissimo ed estremamente forte che riusciva a mettere chiunque a proprio agio e a trasmettergli un’amicizia e un rispetto enormi.
Jerry non ha mai avuto nessun dubbio su quale fosse il buon cammino da percorrere.
Allo scoppio della guerra civile nel 1993, aveva 15 anni, e mentre tutti fuori si uccidevano, si proteggevano o si nascondevano, lui correva al Centre Jeunes Kamenge che a quel tempo era ancora in costruzione. Ha cominciato a rifugiarsi lì, per studiare. I suoi genitori non istruiti gli avevano spiegato l’importanza dell’andare a scuola, del saper parlare e scrivere, per sapersi un giorno difendere. Ha amato lo studio con entusiasmo e impegno, disperandosi quando i conflitti diventavano forti e non permettevano di uscire di casa, vergognandosi quando a volte non aveva nemmeno gli infradito per entrare in classe e i compagni lo prendevano in giro, applicandosi in tutte le materie senza mai dimenticare i propri obiettivi, leggendo più volte il Conte di Montecristo, il suo libro preferito.
Il padre poco dopo si ammala e perde la ragione. Perderà la vita in un incidente stradale. La mamma si ammalerà di cancro e morirà tra le sue braccia, tra una puntura di morfina e l’altra, unico palliativo in Burundi contro questa malattia. Jerry, primogenito, deve prendere in mano le redini della famiglia e crescere i sei fratellini più piccoli. E non mancherà al suo impegno.
Continua a frequentare il Centro che diventa ben presto la sua seconda casa. Impara a suonare la chitarra, entra nel coro e ne diventa solista, incomincia ad interessarsi all’informatica e alle telecomunicazioni e si ritrova ben presto in ufficio a svolgere mille mansioni.
Assetato di conoscenza e con un’inesauribile voglia di imparare Jerry non si è mai fermato davanti a nessuna difficoltà. Diretto e con una sensibilità profondissima, non si poteva nascondergli niente e aveva sempre un consiglio, una parola, uno sguardo per sostenerti. Credeva nella Pace e nel necessario e faticoso cammino che bisogna fare per renderla vera e palpabile fino in fondo. Aveva una speranza grande per un futuro migliore per il suo Paese, non immediato, ma sicuro. Jerry aveva pazienza. Il suo impegno lo ha dimostrato: giorno dopo giorno c’era, nella sua semplicità, per 15 anni, un lavoro, ma ancora di più una ragione di vita.
Finalmente era riuscito a sistemare i fratelli e le sorelle e poteva costruirsi la sua di vita. Ha incontrato Joelle l’anno scorso, si sono sposati il giorno prima di Natale. Quando a febbraio ha ricevuto la notizia che aspettavano un bambino, ha passato tutto il pomeriggio a cercare informazioni in Internet di quanto il suo bimbo fosse già grande. Non stava in sé dalla gioia.
Nella nostra ultima discussione parlavamo del male e Jerry mi spiegava come quando faceva karaté avesse imparato a gestirlo. In questa disciplina di difesa, la prima regola è quella di esseri delle persone integre, capaci di distinguere e scegliere il bene e pronti ad affrontare e combattere il male. In un Paese come quello del Burundi dove l’aggressione e la violenza sono ancora molto presenti, Jerry vedeva il male e ne prendeva coscienza. Però, mi spiegava, devi stare attenta a farlo scivolare via da te, il male, a non permettergli di entrarti dentro, perché altrimenti si insinuerà nel tuo cuore, continuerà a crescere e in un modo o nell’altro un giorno si manifesterà. Perciò guardalo direttamente negli occhi, il male, combattilo ed affrontalo come puoi, ma mantieni il tuo cuore puro e integro.
Ed il tuo cuore era puro ed integro, Jerry. In un Paese che cova da decenni e decenni un odio legato alla povertà, agli orrori vissuti e all’estrema difficoltà di sopravvivere, in un Paese dove la vita non vale molto perché così precaria e vicina alla morte, tu hai saputo scegliere le cose più belle e più vere della vita. E hai dimostrato che il Burundi può veramente uscirne.
Grazie di tutto quello che sei stato
Non ti dimenticheremo
Elena Patoner