DI RITORNO DAL BURUNDI: UNA ESPERIENZA DI TRE SETTIMANE IN AFRICA DI TRE RAGAZZI VICENTINI

Il 2007 è stata un’estate un po’ diversa dal solito per Fabio, banchiere di Costabissara, Massimo, impiegato di Valdagno e Daniele, ingegnere di Noventa, tre ragazzi vicentini che hanno deciso di trascorrere le roprie ferie in Africa, e precisamente nel piccolo stato del Burundi.
Abbiamo frequentato il corso di preparazione per l’esperienza di Missione presso i Padri Saveriani di Vicenza, racconta Massimo, e al termine della formazione la nostra destinazione è stato il Centro Giovanile Kamenge di Bujumbura.
Siamo arrivati all’aeroporto di Bujumbura il 2 Settembre, e siamo stati subito accolti da Padre Claudio Marano, responsabile della struttura; l’impatto che abbiamo avuto nell’attraversare le strade della città, per giungere nel luogo di destinazione è stato molto forte: appena arrivati in camera io non ho detto nulla praticamente per un giorno intero, Daniele è rimasto seduto sul letto a guardar fuori dalla finestra per circa un paio d’ore e Fabio dirà in seguito che inizialmente “il suo cervello non riusciva a riconoscere nulla della realtà che lo circondava”.
Passato comunque lo shock dei primi giorni abbiamo iniziato a conoscere i ragazzi che frequentano la struttura: il Centro Giovanile Kamenge conta ad oggi circa 28.000 iscritti e si tratta di giovani che mediamente vanno dai 18 ai 30 anni, provenienti dai quartieri nord di Bujumbura, che sono i più poveri e quelli più toccati dalla triste realtà della guerra tra le tribù Utu e Tuzi, che ha martoriato questo piccolo stato africano dal 1993 al 2005; il centro accoglie oggi tutti i giovani, indipendentemente dalla loro tribù di appartenenza e dalla loro religione (e difatti abbiamo conosciuto sia cattolici, che protestanti o musulmani), proprio per cercare di costruire una nuova mentalità, che va al di là delle differenze per far loro capire che si cresce tutti assieme e la guerra porta solo povertà, odio e miseria.
Le nostre attività quotidiane erano principalmente di supporto ai ragazzi che facevano da animatori, circa un centinaio, e pertanto abbiamo giocato a calcio, a pallavolo, basket, ping pong, ecc.; nel tempo libero ci siamo dilettati nel costruire una cucina solare, che abbiamo poi portato all’Arca di Noè, che è un’altra struttura con sede sempre in città dove i ragazzi di strada imparano i mestieri di muratore, elettricista, falegname e le ragazze imparano a cucire a macchina o a fare altri mestieri simili, per dare una prospettiva di lavoro; ecco, lo stipendio medio di un giovane che frequenta tale struttura, che può essere paragonato ad un apprendistato, è circa 1 € al giorno rapportato all’equivalente nostro!
Lo stipendio medio di una persona che invece lavora in Burundi va mediamente dai nostri 50 al massimo 100 € al mese; chiaro che il costo della vita laggiù è molto più basso rispetto a qua, però in ogni caso loro fanno i salti mortali per arrivare a fine mese, nel vero senso della parola.
Un giorno siamo andati a fare un giro sul lago di Tanganica con alcuni ragazzi conosciuti al Centro, abbiamo mangiato quattro piatti di pesce e bevuto cinque birre e in tutto abbiamo speso complessivamente l’equivalente di 20 €, rapportati al valore dei nostri soldi!
Siamo stati anche per tre giorni all’interno della nazione e precisamente a Muyinga, una città a circa 150 km da Bujumbura, verso la Tanzania, che ha una popolazione stimata in circa 70.000 abitanti; qui abbiamo constatato una situazione un po’ più difficile: se in capitale difatti si riesce a vivere e si hanno alcuni dei servizi essenziali, in alcune zone dell’interno invece l’acqua corrente non c’è, le strade sono tutte bianche tranne quella principale e l’energia elettrica alla sera va e viene: da tener presente che siamo vicini all’equatore, per cui viene buio al massimo per le 18,30 di sera. Però le persone ci dicevano che sono contente così, perché fino a pochi anni fa l’energia elettrica non ce l’avevano neanche (70.000 abitanti……più o meno come Schio e Valdagno messe assieme……).
Qui abbiamo visitato un altro Centro Giovanile più piccolo, dove l’organizzazione delle giornate è un po’ diversa perché al mattino si fa anche attività didattica, si mangia tutti assieme (circa 200 tra ragazzi e ragazze) e si dorme all’interno della struttura; dunque questo è un po’ più simile ad un collegio, mentre l’altro della capitale è più un Oratorio. Per lavarci qui ci versavamo addosso dei secchi che riempivamo d’acqua, proveniente da un bidone tipo quelli utilizzati qui da noi per raccogliere l’acqua piovana negli orti.
Successivamente abbiamo fatto ritorno in capitale, per trascorrere insieme ai ragazzi del Centro Giovanile Kamenge gli ultimi giorni prima del nostro rientro in Italia, il 24 Settembre; e quando si torna in Italia, ci si rende conto di quante cose si danno per scontate qui da noi, che invece non lo sono in altre parti della terra; oltre a questo ci si rende conto di quanti sprechi ci siano nella nostra società, quando invece in altre parti del mondo c’è chi non riesce a sopravvivere e muore di fame.
Proprio in questi giorni c’è la festa d’autunno in Piazza a Valdagno; con tutto il rispetto per gli organizzatori per il proprio tempo libero che dedicano all’organizzazione della manifestazione, fa comunque un po’ riflettere per esempio passare davanti al Tagadà e pensare che il rapporto tra i soldi spesi complessivamente dai ragazzi e ragazze che son su in un giro equivale allo stipendio medio di 15 giorni lavorativi di una persona del Burundi (o forse anche di più), lavori di tipo precario quali il trasportatore di banane con le biciclette, oppure tirar fuori la manioca per fare la polenta, o altre cose analoghe. Il venerdì seguente il nostro rientro in Italia siamo stati a cena in una trattoria dei Colli Berici; abbiamo speso 25 € a testa, per complessivi 75 €, e al termine la considerazione finale che abbiamo fatto è stata: ecco, stasera abbiamo speso lo stipendio mensile medio di un lavoratore del Burundi. Quando si rientra in Italia si torna a vivere la normalità e il tram tram quotidiano della nostra civiltà, però dopo un’esperienza del genere queste riflessioni vengono fuori spontaneamente.
In conclusione, non possiamo rimanere indifferenti di fronte alla realtà che abbiamo visitato, e cercheremo di portare avanti alcune iniziative per dare delle prospettive un po’ migliori a persone che vivono una vita molto meno agiata della nostra (e con una aspettativa media di circa cinquant’anni): il primo traguardo che cercheremo di tagliare sarà quello di mandar giù alcuni pannelli solari per il Centro Giovanile di Muyinga, cosicché alla sera gli studenti abbiano la possibilità di studiare o fare altre attività, altrimenti molto difficili a causa dell’instabilità dell’energia elettrica.
Chi fosse interessato a sostenerci in questo progetto o venire anche solo a conoscenza di tutte le altre iniziative successive che cercheremo di portare avanti può collegarsi al sito internet
http://www.missioni2007.altervista.org, dove sono disponibili anche le informazioni per frequentare il corso di preparazione alla Missione presso i Missionari Saveriani di Vicenza;
Vi invitiamo infine a firmare la petizione per il disarmo del Burundi, lanciata da Padre Claudio Marano e i 28.000 iscritti del Centro Giovanile Kamenge e che si trova anche sul sito http://www.assamicispagnolli.org, nonché a visitare il sito internet ufficiale del Centro Giovanile di Bujumbura dove abbiamo “soggiornato” nel mese di Settembre: http://www.cejeka.org.
Urakarota neza imana abaghenzi vuol dire “sogna Dio e i tuoi amici”, ed equivale al nostro buonanotte, però in lingua kirundi, la più parlata del Burundi.
Fabio, Massimo e Daniele