Dietro alla vita c’è la morte o viceversa? di Roberta Pinotti

Pace, riconciliazione, ricostruzione, democrazia, sviluppo…. Queste le parole che sempre, in modo ripetitivo, quasi automatico pronuncio, intreccio, approfondisco quando mi trovo a parlare del Centre Jeunes Kamenge e della mia esperienza burundese, a pochi, pochissimi eletti mi sono permessa di rivelare una parte profonda che ha toccato la mia anima: il senso di Morte.
Già, infatti è sempre stato più facile parlare della speranza, di quella magnifica lotta che da 18 anni si combatte al Centro, di quella insaziabile sete di rincominciare tutto da capo, di cancellare quel fastidioso e stridente passato per lasciare spazio ad un futuro illuminato dal Bene.
Ed il Male? Tutto quel Male che ho percepito, tutto quel dolore, quella sofferenza e quel baratro di miliardi di solitudini perché ho voluto lasciarli in disparte, non menzionarli, quasi dimenticarli. In nome di quale falsa illusione non li ho mai voluti pronunciare? Per dare sostegno? Sollievo? A chi? A me stessa o ai ragazzi? I loro sorrisi, la loro voglia di riscatto, la loro speranza non hanno mai cancellato alcuni dei loro racconti o delle loro lacrime.
P. che ogni notte si sveglia urlando per i colpi di fucile e di mortaio che ancora ogni notte accompagnano i suoi incubi! “Non sparate, non sparate” grida.
L. che non ha mai avuto la “fortuna” di ritrovare il corpo del padre… quale impossibile e vana speranza nutrirà nel profondo del suo cuore?
J. che più volte correndo ha dovuto scavalcate cadaveri per non diventarlo a sua volta? Mai voltarsi! Continuare a correre significa avere una possibilità su quante???
V. che girando l’angolo di una casa si è ritrovato con un fucile puntato contro, imbracciato però da un inesperto e impaurito giovane soldato che non ha tirato il grilletto… non dimenticherà mai il suo respiro affannoso e il suo sguardo tramante.
R. e tutte quelle notti e quei giorni passati sulle colline, nascondendosi tra cespugli e macinando chilometri alla ricerca di qualche familiare: madre, padre, sorelle e fratelli “li avete per caso visti passare? Erano qui nei gironi scorsi?” domandava a tutti quelli che incontrava. Quei sentimenti provati di abbandono e solitudine lo lasceranno mai?
T. che dopo aver ucciso, ed ucciso ancora, cercava calore ed oblio nella birra o tra le gambe di una donna. Ora l’aids se lo sta divorando.
Invece S. violata, straziata, lacerata dentro e fuori, porta con se cicatrici invisibili. Un intimità ed una sessualità distrutte per sempre.
S. figlio unico di un padre assente, striminzito e magrissimo, quasi “avvizzito”, con la madre malata che da poco lo ha lasciato. Chi o cosa lo salveranno?
Dunque la Morte ed il Male questi giovani li hanno già conosciuti, sentiti nelle viscere e “cacciati” giù nel profondo dell’anima ci convivono ogni giorno. Dopo un po’ anch’io li percepivo come mostri malvagi aleggiare nell’aria.
Ma al Centre Jeunes Kamenge la Morte ed il Male non trovano spazio, non viene lasciata loro la possibilità di prendere il sopravvento, non possono mangiarsi la Vita di nessuno, al CJK i ragazzi vivono, pienamente, grandiosamente e fieramente una seconda vita, quella a cui ognuno avrebbe diritto, senza prima dover passare dalla Morte.
Quindi che Vita sia!!!!!